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Regista Autodidatta

Stefano Ballini Videomaker

Sono un regista amatoriale appassionato di memoria storica, amo raccontare le storie della Seconda Guerra Mondiale attraverso le emozioni dei protagonisti.
I miei video sono tutti no profit e senza fini di lucro. 

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Oneplus 10T - Oneplus 9 - Motorola Edge 30

Oneplus 10T toglie lo slide laterale che permetteva in un attimo di passare dalla modalità suoneria a vibrazione e silenzioso. Praticamente il loro punto di forza, inoltre toglie la ricarica wireless senza motivo e passa praticamente al reparto fotocamera dei Nord 2. Visivamente il telefono appare molto elegante e accattivante sotto il profilo del prezzo, 720 Euro per la versione 8/128 e 819 Euro per la versione 128/256. Ottimo display Fluid Amoled da 6,7 2412x1080, refresh rate adattivo fino a 120Hz.
203 Grammi di peso, batteria da 4.800mAH che si ricarica in meno di mezz'ora grazie all'adattatore da 160 w incluso nella confezione.
Il mix con Oppo lo capisco, anche il passaggio e integrazione mano a mano da Oxygen a Color Os, alcune scelte proprio non le comprendo e mi riferisco a quelle citate all'inizio, la slide laterale, la ricarica wireless e il reparto fotocamere che con Hasselblad aveva fatto un gran passo da gigante.
Al suo posto ho preso un "datato" Oneplus 9, per due motivi, il primo è che vado di Oneplus da diversi anni appena abbandonato Iphone. Poi perché ha lo schermo piatto, a me quelli curvi non piacciono, li ho avuti e non li riprenderei (Oneplus 8 per esempio). Ricarica Wireless comodissima, reparto fotocamere Hasselblad con altissime prestazioni foto e video, un sistema operativo che a me continua a piacere e non poco e cioè Oxygen e poi quella barra laterale, quel dettaglio che a quelli come me, umili mortali, incide sulla scelta di uno smartphone, per il prezzo che costa ora, infatti si va poco oltre i 500 Euro per la versione 12/256 e va come un treno.
Passo al Motorola Edge 30 che ho provato per circa un mese e di cui ho apprezzato notevolmente alcune caratteristiche. La prima è il peso, i suoi 155 grammi credetemi, nell'uso giornaliero fanno la differenza, è qualcosa di molto bello e semplice da portare, il secondo un sistema operativo pulitissimo, Android 12 che grazie al refresh rate fino a 144 mhZ viaggia come una scheggia. Altro dettaglio non indifferente la qualità ricettiva in ingresso e uscita, qualcosa di molto molto diverso e migliore da come siete/siamo abituati con la maggioranza degli altri smartphone.
Display da 6,5 FHD 1080X2400, fotocamera da 50 MPX, frontale da 32, Ram 8 Gb memoria interna 128 GB, batteria da 4025 mAh che ha un'ottima durata grazie all'ottimizzazione con il SO.
Materiale molto bello e solido al tatto. Nota dolente per me il reparto foto-video per me non da prima fascia e per quello che mi serve io non è il massimo, telefono eccellente per tutto il resto, veramente bello e consigliato, si trova a 399 Euro prezzo di lancio.
Curiosità: come caratteristiche tecniche Edge 30 è pressochè identico al Nothing Phone 1 di Carl Pei, fondatore di Oneplus fuoriuscito dalla società e appena fresco di nuovo brand, Nothing appunto.
Ragazzi era il primo articolo, non che impazzisca sui cellulari ma a volte mi piace approfondire sulle caratteristiche e sulle funzionalità.
Fatemi sapere se trovate interessante l'articolo.

Riflessione (dopo la serata dedicata ad Ustica) di Paolo Lucchesi

RIFLESSIONE
(dopo la serata dedicata ad Ustica)

Ovunque, in ogni Stato, il quotidiano avvicendarsi dei vari accadimenti, alcuni
dei quali sono così caratterizzanti da arricchirne l'identità, delinea comunque il
profilo culturale, sociale, economico e politico del momento storico di una
nazione.
Ebbene da noi questa trama vitale negli ultimi decenni è intrisa di sangue.
Come italiani siamo davanti ad una amara certezza: dalla seconda metà del '900
nessun Paese come l'Italia ha registrato tanti episodi di violenza. La grave
affermazione non si riferisce al piano numerico, intende invece evidenziare una
distintiva peculiarità: la differenziazione per natura degli innumerevoli episodi.
Abbiamo infatti:
• conosciuto come pochi il terrorismo nero, non solo nella forma di violenza
quotidiana, ma soprattutto nell'aver per un lungo periodo fatto ricorso allo
stragismo, lucidamente programmato con finalità politiche;
• dovuto per due decenni fare i conti col terrorismo rosso che ha colpito per
lo più figure simbolo, per ruolo e funzione, della società o delle istituzioni,
fino al salto di qualità costituito dal rapimento di Aldo Moro col massacro
della sua scorta;
• perfino subìto una strage nei nostri cieli, quale concreto, drammatco
episodio di guerra area non dichiarata (Ustica);
• convissuto - e conviviamo in quanto tutt'ora controlla interi territori e
permea una parte della economia.- con Mafia, Ndrangheta e Camorra cioè
con una criminalità organizzata che non solo ha puntualmente ucciso molti
servitori dello Stato (sarebbe più corretto chiamarli credenti nello Stato),
che in solitudine la combattevano, ma che è giunta addirittura a
programmare alcune stragi, come ritorsione alle mancate assicurazioni
fornite da personaggi e istituzioni pubbliche.
Si tratta di una elencazione agghiacciante, che per lo Stato e la comunità
nazionale assume un connotato imbarazzante perchè chiama in causa tutti, per il
passato e per il presente, sia pure in modo diverso secondo ruoli e responsabilità.
Il lunghissimo elenco di coloro che hanno pagato di persona - le singole vittime e
quelle collettive, quelle casualmente cadute e quelle uccise intenzionalmente
perchè si erano esposte e avevano lottato contro prassi di illegalità e di barbaria -
rappresenta l'inaccettabile prezzo che segna a fuoco, nel bene e nel male,
drammaticamente la nostra collettività.

Non possono più sussistere dubbi che la differenziazione dei vari eventi riguarda
la loro differente natura, la diversità degli esecutori e anche le singole
motivazioni specifiche. Ma non si riferisce alla finalità di fondo, a l'humus che li
ha ispirati e spesso progettati e protetti: impedire - obiettivo in gran parte riuscito
- la costruzione di una società ancorata al dettato della nostra Carta
Costituzionale, cioè strutturalmente e intrinsecamente libera, equa, solidale in
altre parole realmente democratica.
Senza sfogliare adesso il grande libro delle finalità politiche, specifiche e
generali, illuminanti sul perchè si è deciso questo ripetuto ricorso alla violenza -
approdo raggiunto da molti analisti politici e inoltre presente e dettagliato in
molte conclusioni processuali definitive - adesso mi piace porre all'attenzione
alcuni aspetti particolari di questa trama di sangue. Sono aspetti che suggeriscono
una vision più profonda e più ampia perchè nella differenza degli eventi, si
svincolano, fuoriescono con prepotenza somiglianze precise, anzi collegamenti,
logiche, finalità. Una
filigrana, un vero filo rosso che li unice e li accomuna, che non deve essere nè
cancellato, né annebbiato nel dimenticatoio:
• Nella drammatica disseminazione colpisce una constatazione: su nessun
evento si è fatta piena luce. Un vulnus
inaccettabile che permane malgrado il lavoro straordinario di alcuni
magistrati, gli unici soggetti istituzionali impegnati nella ricerca della verità
e nonostante la ferma determinazione messa in campo da gruppi di familiari
delle vittime e di semplici cittadini che si sono opposti, a volte per decenni,
al silenzio e alla falsità delle versioni ufficiali e dei dossier costruiti ex post
sulla falsità.
Silenzi e vuoti molto rumorosi perchè resi possibili soltanto con la
compromissione delle istituzioni e del mondo politico e col comodo, diffuso
atteggiamento di rassegnazione.
• Non siamo di fronte ad un magma putrescente indeterminato e
generico.
In ogni evento quasi sempre è venuto alla luce il coinvolgimento di pezzi
dello Stato, non solo di singoli squallidi personaggi corrotti o mossi da
motivazioni criminali, ma pure di personalità politiche o istituzionali e
addirittura di corpi specializzati che a volte, con inammissibile subalternità
a interessi internazionali di altri Paesi, hanno operato in totale contrasto con
la funzione di organi per la sicurezza e la difesa delle istituzioni
repubblicane. Non si tratta solo della costante
opera di depistaggio compresa la falsificazione di documenti e
testimonianze, vi sono purtroppo molti esempi di intervento diretto nella
predisposizione e nell'attuazione di gravissimi progetti
criminosi. Non solo

nessuno è stato inquisito e poi condannato per il reato di alto tradimento,
perchè di questo si tratta, ma nessuno neppure ha risposto in forza della
responsabilità del suo ruolo; anzi molti sono stati addirittura premiati.
• La distinzione tra i pezzi dello Stato coinvolti e lo Stato stesso, le sue
Istituzioni e le sue figure rappresentative, da tutti proclamata come diritto
democratico, sarebbe corretta, ma in questa sconcertante trama è di comodo,
formale non certo sostanziale.
Ogni anno ci vengono solennemente propinati anniversari corredati da
stucchevoli discorsi commemorativi, sfacciatamente esortativi verso un
indistinto “tutti noi” come se tutti fossimo ugualmente
responsabili.
Bisogna avere il coraggio di denunciare questa ripetuta messinscena che
vede protagonisti i massimi vertici istituzionali, i vari Presidenti del
Consiglio e Presidenti della Repubblica.
Che cosa hanno fatto queste figure per aprire i vari armadi della vergogna,
per desecretare documenti e prove che esistono in alcuni archivi, per
sostenere norme che escludano a vita da funzioni pubbliche i responsabili,
per denunciare l'intervento esterno di altre nazioni e per fissarne limiti
tassativi alle loro incostituzionali
ingerenze? Ecco le
vere fake news, le più gravi, distorcenti e diseducative..
A fronte di queste riflessioni la domanda sul “che fare?” è inevitabile. Coloro che
in questi anni si sono impegnati continueranno la loro lotta per giungere a fare
piena luce. In più
possono dedicarsi a dare vita ad un collegamento strutturato fra di loro, a
costruire una rete di resistenti e di contro-informazione rispetto alla
disinformazione ufficiale, quella istituzionle e quella parallela e servile dei mass
media.
In un Paese con adulti che dimenticano con facilità perchè è comodo e
deresposabilizzante e con giovani generazioni tenute all'oscuro o a cui è stata
offerta una lettura di regime del tutto distorcente, coloro che si sono impegnati
contro il vuoto della dimenticanza tenendo viva la memoria, costoro oltre a
continuare questa preziosa missione devono fare un salto di qualità contrastando i
costanti tentativi di revisionismo storico di chi non vuole la
verità. Devono cioè
concepire il ricordo non come ricorrenza passiva ma invece riproponendo,
altrettanto costantemente, la descrizione dell'evento, la storia giudiziaria, le
complicità collegate, inoltre devono saper leggere esplicitandola la illiminante
filigrana antidemocratica.

Firenze 29 giugno 2022
Festa di S. Pietro e Paolo

Paolo Lucchesi


Questo il video della serata di Ustica:
https://www.youtube.com/watch?v=Wnk6FI1Gcrc

The Partners in Crime – Chain Breakers

I siculo fiorentini PIC, con l’amico Simone Di Maggio alla chitarra (una garanzia assoluta), arrivano al secondo album dopo Hoodoo Souls del 2018. Attivi dal 2015 in lungo e in largo hanno suonato a fianco di leggende come Demented Are Go e The Sonics.

Questo è un disco maturo, ben suonato, fatto bene in ogni cosa. Fra Rockabilly, Blues, Garage e tanto altro emerge prepotentemente la grande passione per il Rock’n’roll nelle sue più belle sfaccettature.

I brani sono dodici, apre One Way Ticket nel modo migliore, così per darvi un’idea di cosa si stia parlando, segue Cold Wind Blows, il video e singolo che accompagna l’uscita del disco, vi metto il link al video in fondo alla recensione, un pezzo veramente molto molto bello! A seguire l’impetuosa I Wanna See You Naked e a seguire la perla Hey Nick, molto bella e anche molto Stray Cats. Gli ultimi due pezzi del lato A sono omaggi ad artisti che di influenze ne hanno lasciate, molte, Howlin Wolf e Ray Charles con una versione di Mess Around che definirei strepitosa!

Il blues malato di Chain apre il secondo lato del disco, in modo inusuale, teso, cupo, il testo racconta le storie di discriminazione, offese e soprusi attraverso gli occhi di un condannato a morte.

Big River di J.Cash viene stravolta a modino, si prosegue non Needle in the Middle e ci trovo alcune similitudini con una band inglese che io ho sempre adorato, gli Sting Rays.

Si prosegue con Mother Nature Song, la canzone di madre natura dove la voce di Uccia di Censi domina il rhythm’n’blues. Glu ultimi due pezzi mi ricordano ancora e con grande piacere la band di Brian Setzer, senza fare nomi ovviamente.

Un gran bel disco, senza tanti fronzoli, suona e veste bene la vostra mente incantata, suonano molto bene e dal vivo ne parlano benissimo, cercateli e accattate il disco, ne vale la pena!

https://www.facebook.com/partnerscrime

Cold Wind Blues su Youtube:

https://www.youtube.com/watch?v=JjTNqxOGQG8

The Backdoor Society – This is Nowhere

The Backdoor Society – This is Nowhere – Area Pirata – Band che nasce nel 2017 nella zona di Piacenza, dalle ceneri dei Rookies. Il loro blues punk rock psichedelico colpisce, suona, batte, vive e resiste come solo chi ha un’anima regge. Dodici pezzi che a me rimandano principalmente a una band, unica, i Gun Club. Ok ci sono anche altre influenze più o meno marcate tipo Sonics, Died Pretty ma anche Pretty Things e chissà quanti “pretty” potrei aggiungere. Gone Away, Set Me Free, ogni pezzo ha da dire la sua e lo fa bene… intanto lo spirito di Jeffrey Lee Pierce aleggia nella stanza e mi sta dicendo di non sbagliare questa recensione… ok tanto RNR ma quello che affiora in continuazione è la dissacrazione punk, quel che in più che fa di questo disco e questa band qualcosa da ascoltare con molta attenzione. Bravi! https://areapiratarec.bandcamp.com/album/this-is-nowhere

Not Moving LTD - Love Beat

Not Moving LTD-Love Beat – (Area Pirata)- Chi Siano i Not Moving lo sapete già tutti, sarei una lagna se rifacessi il pippone sulla loro storia e su quanto siano stati importanti e seminali per l’underground italiano. Dal 2019 si è aggiunta la sigla “LTD” che sta a marchiare la band con le iniziali dei tre membri storici: Lilith, Tony e Dome.

Sto ascoltando da settimane questo disco e mi sto accorgendo che è il loro lavoro più maturo. Ha una storicità profonda fra le note, molti rimandi al passato, alla storia, quella vera, al RNR quello che mai viene citato… e di questo li ringrazio, il ritornello dell’open Deep Eyes me lo canticchio quotidianamente senza pensarci, il ritmo alla Cramps mi fa letteralmente impazzire, ma è con il secondo pezzo Goin for a Ride che mi esalto, mi ricorda tantissimo Lux Interior e soci e nello specifico in Whats Inside a Girl di quel disco meraviglioso intitolato “A date with Elvis”. Down she Goes ha ancora un ritornello devastante per la mia martoriata mente post covid, e il ricordo mi trasla direttamente su How Far Can Too Far Go? Dei Cramps, splendida! La chitarra di Dome sparecchia il tavolo e vi tira la tovaglia imbandita nel groppone! In Dirty Time c’è un certo eco verso i Gun Club così come in Primitive, la Title Track risulta godibilissima. Arrivati nella parte finale del disco c’è Don’t Give Up con un ritornello ancora una volta stellare che canticchio volentieri a passeggio per le campagne chiantigiane! Rubbish Land ballatona tarantiniana di alto spessore artistico e la conclusiva Red Line che conclude il discorso iniziato con Goin for a Ride. La cosa che accomuna molto la band ai Cramps è anche l’assenza di basso e di due chitarre incastonate perfettamente fra la voce accogliente di Lilith e la batteria di Tony, che scandisce il tempo presso la perfezione assoluta. Un gran disco che non ha tempo, un disco che poteva essere uscito 30 anni fa ma che potrebbe essere (e sarà) un must di futura memoria. Da Avere! https://areapiratarec.bandcamp.com/album/love-beat